Grissini
Sulle tavole non possono mancare accanto al tradizionale pane piemontese: biove, giaco, stirà, mica, i grissini, forse la più celebre creazione gastronomica del torinese e famosi nel mondo quasi quanto gli spaghetti. Ne esistono di due tipi: il “rubatà” che in piemontese significa rotolato, facilmente riconoscibile per la caratteristica nodosità dovuta alla lavorazione a mano che si ottiene facendo rotolare i filoncini d’impasto sul tavolo di lavoro; famoso è il rubatà del Chierese.
Il grissino stirato Torinese è invece allungato sempre a mano in liste sottili lunghe anche più di 1 metro che, durante la cottura si incurvano assumendo una sezione tonda ed un bel colore dorato scuro. L’utilizzo del grissino è noto in alternativa al pane, da intingere nelle salse o da avvolgere con una fetta di prosciutto crudo. Nell’uso popolare si spezzetta nella minestra, si utilizza per la
celebre “supa barbetta” della tradizione valdese e si frantuma e si riduce in polvere per impanare alcuni componenti del “fritto misto alla piemontese”.













